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Un Ulisside egli era. Perpetuo desìo della terra incognita l’avido cuore gli affaticava, desìo d’errare in sempre più grande spazio, di compiere nuova esperienza di genti e di perigli e di odori terrestri

Gabriele D’Annunzio, Laudi del cielo, del mare, della terra e degli eroi

 

Intuire il significato della terra, della ruralità campestre di Castelluccio Valmaggiore, ci porta a definire possibili organizzazioni sociali, strutture di parentela e lignaggi, credenze, distinzioni di spazi e funzioni, tempi ed eventi che hanno plasmato i luoghi. Il percorso da Ulisside che si vuole intraprendere significa dare voce ai senza voce, alle antiche genti che hanno popolato questo territorio circoscritto dei Subappennino Daunio. La ricerca archeologica, grazie ai metodi di verifica del sottosuolo dell’archeologia preventiva, oggi consente di parlare di paesaggio culturale. E’ un invito al viaggio verso un territorio della differenza e della diversità, verso una terra a cui siamo tutti invitati ad attribuire durata e senso.

Le nuove vie della conoscenza corrispondono a un attraversamento di territorio. Il grande metanodotto Massafra-Biccari ha definito perimetri geografici e culturali. Se afferriamo il senso dei luoghi, i significati possibili del paesaggio umano e culturale di Castelluccio Valmaggiore, non abbiamo più terrae incognitae, ancora da esplorare, ma un territorio che possiamo descrivere.

“Serendipità” ovvero lo scoprire qualcosa di inatteso e importante che non ha nulla a che vedere con quanto ci si proponeva di trovare.

La parola serendipità indica la fortuna di fare felici scoperte e di trovare cose impreviste e nello stesso tempo presuppone il riconoscimento di valore delle stesse, inquadrandole in un più ampio orizzonte di conoscenze e indirizzando la ricerca. E’ quello che è accaduto nelle ricerche che hanno interessato il sito di Masseria Festa e di Pezza San Michele, in un ambito di confine tra i territori di Castelluccio e Biccari (fig. 1).

 

La scoperta

Le aree individuate, separate dal torrente Forense, si ricollegano all’occupazione funeraria da parte di piccole comunità insediate in questa fascia di territorio tra la metà del VI e il V secolo secolo a.C. Si tratta di due aree distinte fisicamente nel presupposto di un’organizzazione di tipo clanico, tribale che riserva spazi delimitati ai defunti di gruppi familiari (fig. 2).

 

Il riconoscimento dell’identità

Il tema del riconoscimento di gruppi sociali presuppone l’identificazione dello spazio geografico in cui una determinata comunità si riconosce e a cui si relaziona. Siamo in uno spazio di confine, di marginalità geografica e fisica in cui antiche piste, percorse sin dall’età del bronzo, hanno costituito percorsi di collegamento con le aree appenniniche interne. L’ambito geografico del subappennino daunio ha dinamiche peculiari che lo differenziano dalle regioni piane della Puglia interna. In questo territorio, terra di transizione per eccellenza, c’è stata una grande mobilità di genti e di materiali e i fatti culturali meritano particolare attenzione.

Premesso che determinati orientamenti consentono agli uomini di agire secondo credenze comuni, seguendo modelli di comportamento elaborati nella vita sociale di comunità ed acquisiti con azioni codificate e ripetute, va evidenziata la dimensione locativa, uno spazio socialmente omogeneo, con dei confini condivisi da altri. Il confronto tra il noi della comunità di Masseria Festa e di Pezza San Michele e gli altri può essere stato dialettico o conflittuale in riferimento e spesso in contrapposizione con altri individui e altri gruppi dello stesso comparto territoriale.

 

Prima dei Sanniti

Qual è l’identità sociale, ovvero l’identità pubblica dei gruppi sociali di queste necropoli? La visibilità archeologica consente una chiara definizione dei modelli sociali di appartenenza. La questione identità ci permette di identificarli come segmenti di genti protosannitiche, quindi non di etnia daunia. Nello scambio e nelle relazioni, nello spazio e nel tempo, lo specifico modo di essere di questi genti si ricollega alla dimensione etnica e culturale e alla cornice prospettica del sistema appenninico e delle popolazioni protosannitiche prima che si avviasse il processo di autoidentificazione e strutturazione etnica delle genti sannite negli ultimi decenni del V secolo a.C. Dalla seconda metà dell’VIII secolo a.C. l’evidenza archeologica esplicita alcuni tratti culturali delle popolazioni dell’Italia centromeridionale appenninica, genti di indole dura, bellica e fiera che abitavano luoghi aspri e inaccessibili.

Questi popoli nel corso del VI secolo a.C. trapiantano i propri modelli culturali in questa fascia di confine tra il territorio irpino, terra di provenienza, e il territorio daunio, a controllo di percorrenze viarie. Ulteriori e più importanti movimenti migratori di popoli appenninici avvengono nella seconda metà del V secolo a.C. nell’Italia peninsulare. Le osservazioni sul fenomeno migratorio evidenziano l’importanza delle vie della transumanza e della pastorizia nel quadro dinamico degli spostamenti dei popoli sannitici. Tramandati dalle fonti romane a seguito dei conflitti tra la metà del IV e gli inizi del III secolo a.C., i Samnites delle entità politiche tribali (touta) dei Caudini, degli Irpini, dei Pentri, dei Carricini e dei Frentani, costituiscono un’altra dimensione storica e territoriale.

Vasto è il territorio sannita, in gran parte caratterizzato dall’asprezza fisica di luoghi montani, interessato dallo spostamento di genti tra Abruzzo, Molise, Puglia settentrionale e Campania. Possiamo riconoscere tra Castelluccio Valmaggiore e Biccari presenze allogene, protosannite, legate all’esistenza di modesti villaggi non individuati, nuclei affermatisi prima della formazione degli ethne storici. Ponendoci problemi di stratificazione etniche e di possibili nuclei isolati, dobbiamo evitare l’identificazione, nella ricostruzione delle diverse facies culturali, delle comunità di Masseria Festa e San Michele con i Sanniti storici.

In un contesto etnico-territoriale preurbano, questi gruppi periferici e di frontiera vanno inquadrati in vicende di espansionismo e di antefatti politico-militari che disegnano una parabola storica tra VI e V secolo a.C. Il trend di popolamento di queste genti italiche, grazie alla ricerca archeologica, consente di individuare ulteriori piccoli comunità stanziate nel comprensorio del subappennino daunio, quali l’insediamento di altura di Monte Calvello, nel territorio di Troia, a controllo del percorso fluviale del Sannoro.

Marisa Corrente