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Costruire l'identità di una sepoltura anomala

In un settore ben distinto dell’area di indagine lungo la condotta Snam è stata individuata una sepoltura che presuppone aspetti insoliti rispetto alle modalità di seppellimento della restante comunità protosannitica di Masseria Festa (figg. 1-2). Parliamo di un defunto di un’età presumibile tra i 35-45 anni sepolto in una tomba terragna di scarsa profondità, in una fascia di terreno non in diretta connessione con lo sviluppo cimiteriale del nucleo principale, con evidente esclusione fisica e dichiarata marginalità dell’inumazione. Questo primo dato sollecita ad analizzare con attenzione il contesto che rivela ulteriori spunti di interesse.

Il defunto è un guerriero adulto, come esplicitano elementi di corredo usuali nella definizione dello status degli individui di sesso maschile all’interno della comunità: una cuspide di lancia, quindi un’arma lunga, il grande coltello e il rasoio metallico (fig. 3). Gli oggetti metallici orientano verso una datazione di V secolo a.C., in un ambito del popolamento di grande importanza per la storia dell’insediamento. L’inumazione risulta atipica nelle modalità di giacitura del defunto: il corpo con decubito ventrale, quindi in posizione prona, deposto in piena terra e con conservazione delle connessioni anatomiche, ha il cranio piegato lateralmente e poggiato sul braccio destro, il braccio sinistro piegato all’altezza del gomito, con la mano portata verso il collo, gli arti inferiori leggermente flessi (fig. 4).

Il defunto non presenta traumi o lesioni che possono indicare la causa della morte. La posizione della lancia, del coltello e del rasoio definiscono come intenzionale la giacitura prona per la correlazione fisica tra gli oggetti e il defunto. Non si riscontrano fatti accidentali, come la rapidità e la fretta della deposizione, che hanno condizionato la giacutura del corpo. La tradizione funeraria della necropoli definisce come norma la posizione in decubito dorsale dei defunti, con poche variabili riferibili alla posizione degli arti. Ci troviamo di fronte a un seppellimento atipico, detto anche “inusuale”, “deviante”, quindi eccezionale rispetto alla pratica funeraria, che negli studi antropologici ed archeologici viene riportato a una ristretta casistica di sepolture documentate dal Paleolitico fino ai tempi moderni.

Il lato oscuro del passato, la fobia dei revenants, dei cosiddetti non morti, sembra distinguere le inumazioni anomale: i defunti morti in eventi particolari, oppure portatori di particolari patologie, o ancora considerati pericolosi per la comunità di appartenenza, evocano la paura della morte e la necessità di confinarli, limitarli, in modo che non possano danneggiare o costituire un pericolo di contaminazione.

 

Il guerriero prono della tomba 8

Il trattamento riservato alla sepoltura della tomba 8 non prevede la posizione del cranio con la faccia in giù verso la terra. Questa modalità non sembrerebbe estremamente negativa e potrebbe porre la questione se ci troviamo davanti alla tipologia delle sepolture devianti. Il defunto non guarda verso la terra, non è messo nelle condizioni di non agire e parrebbe quindi non rientrare nella dimensione dei non morti.

Va, inoltre, valutata la presenza del corredo metallico di armi e utensili, nella riproposizione di oggetti usuali nella cultura materiale della comunità, tali da suggerire l’appartenenza del guerriero ad uno dei rami familiari seppelliti nel nucleo principale. L’isolamento dell’inumazione in uno spazio liminare potrebbe non essere messa in relazione con una figura ai margini della società. Allora, come spiegarsi il ricorso a un seppellimento anomalo?

 

Ipotesi 1

Particolari circostanze della vita del defunto o eventi legati alla morte possono aver comportato la scelta di un rituale funerario diverso dalla norma. Ipotizzando una vita insolita, con violazione delle regole di comportamento della comunità, gli atti che hanno sollecitato la pratica potrebbero essere sia volontari- un crimine ad esempio- sia involontari- una malattia particolare. Anche una morte insolita, una vittima sacrificale ad esempio, può aver condizionato la scelta della sepoltura.

 

Ipotesi 2

Le pratiche funerarie riscontrate, la fossa terragna poco profonda, l’assenza di corredo ceramico potrebbero indicare la presenza di un individuo che per fattori vari - omicidio, malattia, suicidio o annegamento - ha ricevuto attestazioni funerarie semplici e di qualità inferiore, con dispendio energetico nel rituale funerario proporzionato alla qualità sociale dell’individuo. Il minor lavoro per preservare e conservare la sepoltura presuppone una particolare interazione sociale da parte dei membri del clan del villaggio.

 

Ipotesi 3

Il defunto può essere stata una persona con un ruolo militare e di prestigio non all’interno della comunità. Le armi parrebbero sostanziare l’ipotesi. Una figura estranea alla comunità, con origine in un gruppo sociale diverso, seppure omogeneo per cultura, a cui vengono riconosciuti pratiche rituali non usuali.

La sua presenza può aver creato uno squilibrio all’interno della comunità, può aver messo in difficoltà l’ordine dell’intero sistema: di qui la variabile culturale, l’urgenza di distinguere.

Marisa Corrente