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Sepoltura monosoma in fossa terragna (1,66x0,60x0,41 m) di forma ellissoidale orientata in senso nord-sud. Al suo interno vi era un individuo rinvenuto prono ed in posizione semi-rannicchiata sul lato sinistro, con il cranio a nord rivolto ad ovest, adagiato sull’avambraccio dell’arto superiore destro, ripiegato su se stesso. L’arto superiore sinistro era anch’esso completamente flesso, con l’omero sistemato parallelamente al tronco (fig. 1). I reperti scheletrici, in mediocre stato di conservazione, sono attribuibili ad un individuo di sesso maschile di corporatura massiccia, deceduto tra 35 e 45 anni, la cui statura era di 1,70 m. Dell’inumato è stata effettuata una riproduzione in resina.

L’osservazione antropologica ha permesso di riscontrare diverse stigmate a carico del materiale scheletrico. L’individuo presenta miosite ossificante di origine post-traumatica a carico dell’articolazione del gomito destro (fig. 2). Questa patologia deriva da lesioni muscolari o tendinee che generano ematomi ed è dovuta alla compartecipazione del periostio alla riparazione del trauma, che contribuisce a calcificarlo ed ossificarlo. Tali neoformazioni hanno causato nel soggetto dolore, tumefazioni, rigidità e diminuzione della capacità di movimento di quell’arto ed infatti si nota una maggiore robustezza dell’arto controlaterale, che presenta artropatia a livello dell’articolazione scapolo-omerale ed entesopatie ben marcate sull’omero (muscolo deltoide, gran pettorale e piccolo rotondo), plausibilmente per sopperire alla limitatezza motoria del braccio destro.

L’ulna sinistra presenta una placca porotica al centro dell’incisura semilunare interpretabile come condropatia dell’ulna, dovuta a stress biomeccanico ed anche osteofitosi olecranica, anche definita come “woodcutter’s lesion”, lesione del taglialegna, conseguenza di ripetuti stress funzionali del muscolo tricipite brachiale. L’esame del rachide mostra un forte schiacciamento vertebrale associato a lipping, con ernie di Schmörl toraciche in fase evoluta (figg. 3, 4). La causa di queste ernie potrebbe essere di tipo traumatico, come un crollo vertebrale, o le si potrebbe ricollegare ad una forte osteoporosi. A carico degli arti inferiori sono visibili evidenti rugosità su entrambi i femori causate da forti e continuative sollecitazioni a livello delle origini e delle inserzioni dei muscoli ileo psoas, medio e grande gluteo (evidenti anche sulle ossa coxali), adduttori e plantare.

Sulle tibie ben distinguibile è il solco del muscolo soleo e, sul tubercolo, evidente è l’inserzione del quadricipite femorale tramite il tendine rotuleo. Si rileva anche una forte osteoartrosi a carico dell’astragalo destro, con piccoli ponti ossei che hanno determinato una sinostosi astragalo calcaneare che ha causato rigidità articolare e quindi una limitazione del movimento. Le stigmate ed i markers muscolo-scheletrici rilevati sullo scheletro di tale individuo ci permettono di affermare che sicuramente praticava un’attività fisica particolarmente intensa. La presenza di elementi di corredo riconducibili ad attività militari consente di ipotizzare che il soggetto in questione fosse un guerriero.

La diafisi della tibia destra presenta periostite, ispessimento della corticale e restringimento del canale midollare dovuti a infezione ossea la cui eziologia, ancora poco conosciuta, è legata a germi patogeni. Tale patologia è meglio nota come osteomielite sclerosante di Garrè ed è una condizione cronica rara, dalla sintomatologia dolorosa locale, costante, ma mai intensa. Non si esclude la possibilità che si possa trattare di un osteoma osteoide, una neoplasia benigna, che si manifesta allo stesso modo (fig. 5). L’esame del cranio mostra una leggera cribra cranii, visibile sulla grande ala dello sfenoide che potrebbe ricondurre ad una lieve anemia sideropenica.

L’analisi odontologica ha permesso di rilevare la presenza di leggere concrezioni di tartaro associate a retrazione alveolare, un piccolo ascesso al livello del secondo molare sx della mascella, carie (secondo premolare sx della mandibola e terzo molare superiore dx della mascella, entrambe alla radice), linee di ipoplasia dello smalto, l’agenesia dei terzi molari della mandibola e la perdita infra vitam dei due incisivi mediali della mandibola e del primo molare sx della mascella. Inoltre l’usura molto marcata dei denti della mascella potrebbe far ipotizzare l’uso extra masticatorio della dentizione in ausilio alle attività giornaliere del soggetto (dentizione come “terza mano”). Sul palato, infine, si segnala la presenza di pits, indicatori di una scarsa igiene orale. Per quanto concerne i caratteri discontinui si rileva la persistenza della sutura metopica anche in età adulta e la presenza del foro olecranico sull’omero sinistro.

Valentina Dell’Anno