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La necropoli di Castelluccio, intercettata dal tracciato lineare del metanodotto, è stata distinta in due nuclei, Area A e Area B, distanti m 33 ca. L’area A, estesa mq 120 (m 40 x 3), ha restituito 6 sepolture delle quali solo 2, la t. 7 e la t. 8 risultano inquadrabili in età classica, mentre le altre, di cui solo una con corredo , rientrano nell’orizzonte di epoca medievale. L’Area B, della superficie di mq 1600 (m 80x20), ha evidenziato 35 deposizioni. L’area funeraria documenta la presenza di un piccolo insediamento sviluppatosi nell’arco di poche generazioni tra la prima metà del VI e la prima metà del V secolo a.C. I corredi musealizzati costituiscono una selezione rappresentativa delle modalità di organizzazione del rituale funerario della necropoli: la t. 8 dell’area A e le tt. 12, 16, 24, 25, 28, 29, 31, 35, 41 dell’area B.

Il criterio distributivo delle strutture funerarie, con presenza di tumuli di pietrame, riflette i rapporti di parentela espressi con la vicinanza e l’uniformità degli orientamenti osservati nel seppellimento. I tumuli sono destinati ad accogliere la tomba centrale e la presenza della crepidine, come nel caso della t. 25, è funzionale all’espressione del rango. Gli inserimenti successivi sono unicamente rappresentati da deposizioni infantili ad enchytrismos. La fossa sepolcrale terragna, con rivestimento lapideo, è ad uso esclusivo dell’individuo singolo, solo nel caso della t. 41 è ricavato un piano lapideo per la deposizione.

Le strutture funerarie presentano solitamente una nicchia protetta dal tumulo stesso, una sorta di slargamento in posizione mediana a destra della deposizione con una variante costituita dalla t. 24 con ripostiglio nell’angolo nordovest. La destinazione dello spazio è esplicitata dall’alloggiamento dell’olla all’interno della quale è solitamente riposto l’attingitoio. Rimane attestazione unica la brocca ad impasto della t. 16, deposta in una lacuna della spalletta lapidea settentrionale, da ritenersi una riduzione della nicchia laterale.

 

Composizione dei corredi vascolari

Il corredo vascolare non costituisce una costante del rituale funerario. Quando è presente, la composizione è limitata a due esemplari in diretta associazione fisica collocati nella nicchia laterale (tt.12, 24, 25, 28, 29, 31, 35, 41), con l’aggiunta al servizio di base, solo nella fase più recente e finale della necropoli, di un terzo esemplare, la coppa, inserita all’interno dello spazio deposizionale presso l’arto inferiore destro (tt. 25, 28). Il repertorio di classi e forme proposto è limitato: sono attestate nella ceramica ad impasto brocca, anforetta, boccale, in quella subgeometrica olla e coppa, in bucchero coppa e anforetta, nella ceramica acroma l’olla. L’offerta dell’olla è una proposta reiterata, generalmente in associazione con l’attingitoio deposto all’interno, ma può essere anche presenza singola (t. 24).

L’olla è solitamente acroma, tt. 12, 24, 25, 29, 35, fatta eccezione delle tt. 31 e 41, che propongono la decorazione subgeometrica monocroma. L’attingitoio risponde a differenti classi ceramiche, la funzione svolta è attribuibile all’anforetta, al boccale e alla coppa monoansata. Il repertorio è esemplificato dall’anforetta ad impasto, tt. 12, 29, dal boccale ad impasto, t. 35, dall’anforetta in bucchero, tt. 25, 28¸ dall’olla subgeometrica al cui interno è deposta l’anforetta ad impasto, t. 41, o la coppa subgeometrica t. 31. Questo corredo vascolare è indifferentemente in dotazione di individui di sesso femminile, tt. 12, 24, 41, e maschile, tt. 25, 28, 29, 31, 35 e non sono utilizzate discriminanti per individuare il sesso.

 

Ceramica d’impasto

L’impasto fine sembrerebbe relativo alla produzione più antica documentata a Castelluccio Valmaggiore: la brocca della t. 16, l’anforetta della t. 29, il boccale della t. 35; con decorazioni limitate a elementi plastici che articolano la presa del boccale e al motivo impresso a pseudocordicella con linea zigzagante sulla spalla, riproposto anche nell’anforetta ad impasto grossolano della t. 41.

Le anforette e il boccale hanno puntuali confronti in ambito campano specialmente nella valle del Sarno. Mentre l’esemplare di anforetta della t. 29 ha bocca ampia inferiore al diametro massimo, spalla prominente, corpo depresso e rastremato, quello della t. 41 documenta un tipo più slanciato e arrotondato con anse verticali a nastro sormontanti impostate tra orlo e diametro massimo. L’anforetta ha riscontri in ambito campano, molisano e in ambito sannita (Alfedena e Fossa).

 

Ceramica subgeometrica

L’olla della tomba 31, inquadrabile nella produzione del North Daunian Subgeometric I , ha un corpo allungato con motivo lineare che scandisce la metà superiore del corpo e impianto decorativo nel riquadro delle anse. L’olla della t.41 per forma e decoro ha un’ampia diffusione nella Puglia settentrionale.

 

Bucchero

Le produzioni hanno caratteristiche tipiche del bucchero pesante di tipo campano. L’anforetta ad orlo espanso, corpo depresso, piede ad anello ed anse a nastro verticali sormontanti impostate sull’orlo offre varianti rispetto alla svasatura dell’orlo, al diametro massimo, all’inclinazione delle anse. I confronti specifici con le produzioni di impasto indicano l’ambito di circolazione di questo prodotto tra la Puglia settentrionale e il basso Molise . Il rimando formale è al tipo Albore Livadie 1F della fase V (570-520 a.C.) , e a Cuozzo-D’Andrea 12C1 e 12C2 . La presenza di questo tipo, con le anse impostate sull’orlo , ad Alfadena, nei primi decenni del V secolo a.C., è considerata espressione di affinità con produzioni di impasto di area sannitica e diffusione meso-adriatica.

La distribuzione in area daunia investe Macchia Valfortore, Arpi, San Severo, Tiati, Bovino, Carlantino, alle quali è possibile aggiungere anche Fiorentino. L’altra forma in bucchero è la coppa a vasca troncoconica su piede ad anello con orlo estroflesso. Gli esemplari delle tt. 25 e 28 offrono una variante dimensionale, assimilabile al tipo Rasmussen 9= Albore Livadie 18B . La recente classificazione di Minoja consente di inquadrarlo nel tipo B1 di minori dimensioni diffuso tra 520 e 470 a.C. con ampia circolazione in ambito campano. Limitata circolazione si ricostruisce in ambiente sannitico, nell’area meso-adriatica tra Lazio, Abruzzo, ad Alfedena, e Molise. In ambito daunio il tipo è attestato a Tiati, San Severo, Arpi, Bovino e Ordona.

 

Ceramica acroma

L’analisi degli esemplari di Castelluccio mette subito in evidenza l’esemplare della t.12, caratterizzato da un impasto grossolano e poroso e da una forma poco diffusa nei contesti coevi. Gli altri esemplari, tt. 24, 25, 29, in sepoltura femminile, tt. 28, 35 in sepoltura maschile, sono in argilla di colore nocciola o giallo-rosato abbastanza depurata con rari inclusi di grandi dimensioni, rivestita da ingubbiatura beige non conservata uniformemente. Gli esemplari sono generalmente dotati di tre-quattro bugne sulla spalla. Queste olle sono diffuse in un ambito vasto che si allarga dalla Puglia centro-settentrionale al Molise.

 

Armi e strumenti

Prerogativa dei soli individui maschi è il corredo di armi e strumenti limitato nel repertorio e nella scelta dei materiali: la cuspide di lancia, il coltello, gli spiedi in ferro e il rasoio in bronzo. La lancia attributo di maschi giovani e adulti validi ha due varianti, a lama foliata con costolatura centrale, immanicatura cava a cannone liscio tt. 8 e 35 e a lama foliata stretta sottile e rastremata con immanicatura a cannone breve, t. 29. I coltelli sono riconducibili al tipo con codolo a sezione rettangolare per l’inserimento del manico in materiale deperibile con lama a profilo continuo e andamento sinuoso tt. 28, 31, 35 o dritto tt. 8 e 24. Il rasoio è documentato da lame rettangolari o trapezoidali con dorso rinforzato da un nastro sottile fissato da chiodini, prolungato per un breve tratto e ripiegato per formare un manico (tt. 8, 28, 29).

Lo strumento è chiaramente distintivo del maschio adulto ed è indicatore del passaggio di status. La cuspide di lancia è ad altezza del cranio, tt.29, 35, oppure addossata al lato lungo della fossa, t.8. Gli spiedi sono a destra addossati al margine della fossa. Il coltello è deposto ad altezza della cinta indifferentemente a destra t. 35 e a sinistra tt. 8, 28, 31. Il rasoio di bronzo è posto tra le caviglie nella t. 29 o nella coppa in bucchero t. 28, prossimo al gomito sinistro, t. 8.

Non esiste un sistema tipo, considerate le varianti di associazione attestate:
t. 8 cuspide di lancia + coltello + rasoio
t. 29 cuspide di lancia + spiedi + rasoio
t. 35 cuspide di lancia + coltello
t. 28 coltello + rasoio
t. 31 coltello

 

Ornamenti e costume funerario

L’abbigliamento prevede per entrambi i sessi come parte del costume una fibula singola o una coppia di fibule ad altezza della spalla o del petto. Molto più articolato il costume femminile con pendagli sospesi alle fibule stesse e cinture in fibre vegetali e completate da anelli da sospensione, fermanodi. I monili nelle versioni più semplici sono ad esclusivo uso delle donne e dei subadulti.

 

Fibule

I metalli attestati sono l’argento, limitatamente all’esemplare della t. 16, il bronzo e il ferro, quest’ultimo talora impreziosito da perle di ambra e osso. Le fibule in bronzo sono rare e limitate in questo specifico contesto all’esemplare della t.41 ad arco semplice ; più ampio l’uso delle fibule in ferro, presenti nelle varianti ad arco semplice, ribassato, ingrossato; ricorrente il tipo con lunga staffa desinente a ricciolo o a globetto, generalmente con sezione a “J”.

Le fibule con arco rivestito sono presenti con due esemplari nella tomba 16 e come presenza singola nella t. 12 e nella t. 24. La produzione, che compare nella prima metà del VII ma diventa comune nel VI secolo a.C. con grande diffusione in Daunia, è prevalentemente realizzata in ferro, di rado in bronzo.

 

Pendagli

La presenza di pendagli sospesi a fibule costituisce un elemento di distinzione dei defunti delle tombe 12, 24, 25. Sospeso alla fibula ad arco composito è il pendaglio della t. 24, costituito da due passanti in bronzo a tubetto e tre pendenti in osso configurati ad ascia, con decorazione ad occhi di dado disposti su ranghi orizzontali. Il reperto della 25 è un pendaglio frangiato in ferro con elementi troncoconici con appiccagnolo sommitale legati da un filo di ferro. Il tipo nella variante in bronzo ha nel VI secolo a.C. un ambito di circolazione in area meso-Adriatica . La t. 4 propone due anelli di bronzo sospesi alla fibula.

 

Monili

Ambra, osso, pasta vitrea, cyprea sono i materiali di cui si adornano le donne delle necropoli di Castelluccio, tt. 12, 16, 24, 25, 41 . Monile particolarmente prezioso è la collana d’ambra con bulle decrescenti. La bulla può essere arrotondata, discoidale globulare più o meno schiacciata, ovale; ha breve peduncolo con appiccagnolo di forma discoidale o più frequentemente tubolare con foro orizzontale per la sospensione Più frequente è l’uso dell’amuleto realizzato con la singola bulla come nella t. 24. Le collane semplici evidenziano pendenti a goccia e a cyprea stilizzata nella t. 16 , figurato nella t. 24. I nostri contesti si inseriscono in una fase di seconda metà VI-inizi V secolo a.C.

 

Anelli da sospensione

Gli anelli da sospensione si distinguono in anelli fusi a profilo continuo e verga circolare privi di decorazione, t. 24, anelli a disco a capi accostati, con decorazione a cerchielli impressi e disposti a zig zag, t. 41. La versione più elaborata con ovuli alternati a listello o a coppia di listelli è riservata alle tombe 12 e 25C. A Castelluccio l’uso come bracciali e anelli da sospensione è esclusivamente femminile con esemplari singoli, o con duplicazione nella t. 41, collocati all’altezza dell’arto superiore destro.

Questi prodotti emergono per la rifinitura dei prodotti ottenuti a fusione piena. Il peso rende questi oggetti difficilmente portabili al polso o sospesi alla cintura, perciò l’uso potrebbe essere esclusivo di abiti da parata. Il tipo ha particolare diffusone in ambito lazialecampano e area sannitica. L’uso di questi anelli nelle tombe femminili è allusivo alla sfera della fertilità con esplicito rimando alla riproduzione in virtù della valenza simbolica del cerchio simbolo della facoltà di generare e partorire.

Si può richiamare la differente collocazione degli anelli in ambiente centroitalico con collocazione sul bacino, con enfatizzzazione del ruolo di madri delle defunte.

Vincenza Distasi