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Forme abitative nell'ager Aecanus

Romanitas

Un punto di riferimento politico, amministrativo, giuridico ed economico per inquadrare la storia di Castelluccio Valmaggiore in età romana è la fondazione romana di Aecae come civitas foederata - con la riorganizzazione dell’ager e dei suoi abitanti - divenuta in seguito municipium, dopo la guerra sociale, e in età antoniniana colonia (col nome ufficiale di Colonia Augusta Apulorum). Il confine meridionale dell’ager Aecanus comprendeva Orsara di Puglia, nella parte sud-occidentale ricadeva il centro di Castelluccio Valmaggiore. Il fiume Vulgano definiva il confine con il territorio di Lucera.

La lunga parabola storica del piccolo oppidum di Aecae fino alla nascita di Troia (1019) ad opera del catapano bizantino Boiohannes ha una peculiare evidenza nel momento in cui viene ricordata dalle fonti storiche insieme ad Arpi, Salapia ed Herdonia, in relazione alla presenza di Annibale nella seconda guerra punica e alle strategie belliche del cartaginese in Hirpinia, Lucania e Apulia. Il grado di coinvolgimento di Aecae a favore dell’esercito punico comportò pesanti punizioni e l’avocazione di parte del territorio, recuperando alla disponibilità del popolo Romano parti di agro pubblico inutilizzato. Massiccio dovette essere lo stanziamento di cittadini Romani allogeni e i caratteri del popolamento dovettero necessariamente cambiare, sollecitati dal ruolo nodale svolto da Aecae nei collegamenti tra Campania e Apulia.

Non è da escludere che a ridosso del conflitto annibalico si sia proceduto ad un appoderamento dei terreni da assegnare ai veterani delle campagne di Spagna e d’Africa sotto il comando di Scipione, in base agli anni di servizio prestato, anche se la centuriazione individuata, ricordata nei Libri Coloniari, delimitata a sud dal fiume Cervaro e a nord dal torrente Vulgano, dovrebbe costituire il riflesso di assegnazioni di età graccana.

 

La casa colonica di contrada il Tavoliere

La ricerca archeologica, nella fascia di confine tra il territorio di Castelluccio e di Troia, ci restituisce tre differenti modelli abitativi rispondenti a distinte organizzazioni sociali. L’evidenza di contrada il Tavoliere è di particolare interesse per la qualificazione del contesto come piccola fattoria/azienda con grande corte centrale lastricata e organizzazione degli ambienti in due blocchi rettangolari (figg. 1-2).

La costruzione, rispondente nell’organizzazione di prima fase ai modelli abitativi rurali di età classica- primoellenistica, vede notevoli ristrutturazioni e miglioramenti qualitativi degli ambienti in età tardo repubblicana. Occorre chiedersi se la ristrutturazione del complesso, di buona qualità edilizia, sia stata sollecitata dalla presenza di nuovi condottori, di estrazione romana. In questo caso l’abitazione potrebbe costituire un esempio di casa colonica legata ad un fundus nell’ambito delle operazioni di appoderamento ex lege Sempronia di età graccana.

 

La villa rustica di Vigna Masci

La nuova strutturazione territoriale con assetti agrari capillarmente sfruttati vede la nascita di aziende agricole di maggiori dimensioni adatte allo sfruttamento intensivo di fondi medio-grandi (figg. 3-4). La villa rustica di Vigna Masci, sorta su un pianoro collinare, pur nell’esiguità delle superfici indagate, sembrerebbe rientrare nella particolare categoria architettonica degli edifici con distinzione tra la pars urbana e la pars rustica, la prima con valenza residenziale e la seconda funzionale alle attività per la conduzione della proprietà e lo sfruttamento delle risorse della campagna. Morfologia dell’impianto su un’area collinare di facile controllo delle vie d’accesso, disponibilità di risorse idriche costituiscono i presupposti per la lunga frequentazione dell’insediamento.

 

Le grandi proprietà sulla base delle testimonianze epigrafiche

La documentazione epigrafica proveniente dal territorio di Castelluccio fornisce ulteriori informazioni sugli assetti delle grandi proprietà in età imperiale. Nel 1812 è stata recuperata in agro di Castelluccio Valmaggiore e acquisita dal Museo Civico Fiorelli di Lucera nel 1935 l’ara sacra dedicata dal servus Vitalis al numen Herculis acheruntini, databile tra la fine del II e il primo decennio del III secolo d.C. Vitalis si definisce ser(vus) reg(ionarius) del clarissimus vir Cl(audius) Severus, uno dei membri della gens senatoria dei Claudii Severi originari della Galizia (regione della Spagna), vicini per legame familiare all’imperatore Marco Aurelio. L’ara era stata dedicata nel fundus di un ricco esponente del ceto aristocratico.

Studi recenti hanno proposto, sulla base del rinvenimento di un’altra iscrizione rinvenuta nel 1956 nella contrada Argaria nel territorio di Castelluccio, in cui è ricordato l’augustale Hedys liberto del dominus Cl. Severus, che l’eminente personaggio dell’ara possa essere Ti. Claudius Severus Proculus, figlio di Cn. Claudius Severus. L’iscrizione è di grande interesse non solo per l’attestazione del culto di Ercole, molto diffuso in ambito rurale, ma per il riferimento alla carica di Vitalis come regionarius, con un compito amministrativo di alta responsabilità nel controllo di un ampio distretto. E’ il primo caso di attestazione di attività professionale svolta nell’ambito di proprietà private: generalmente la figura del regionarius è documentata nel III secolo d.C. in distretti patrimoniali imperiali.

La necessità di un incarico speciale si deve probabilmente all’instabilità del territorio e a ragioni di sicurezza con particolare attenzione alla repressione del brigantaggio. In età severiana (193-235 d.C.) in Puglia si diffusero moti briganteschi, come testimoniato dall’episodio di Felix Bulla, un liberto che raccolse attorno a sé una banda di briganti, circa 600, con spettacolari e furiosi attacchi all’ordine pubblico.

 

Agricoltura e allevamento nel sito di Masseria Festa. La fattoria-stalla

I modi di occupazione nell’altomedioevo sono testimoniati da un notevole edificio, in buono stato di conservazione, con planimetria rettangolare e sviluppo di due ambienti in senso longitudinale. La stabilizzazione di un antico percorso tratturale in età romana, resa manifesta dalle due inumazioni di età imperiale rinvenute nel sito di Pezza San Michele, traspare dagli assetti abitativi e funerari di età altomedievale, con isolate tombe terragne. L’edificio di grandi dimensioni (m 21,80 x 10,70), costruito sugli strati di livellamento del piano di frequentazione di epoca preromana, ha una vasta area di pertinenza esterna estesa sulla fronte con annessi rustici caratterizzati da fosse-immondezzaio, piccoli apprestamenti produttivi, piani per la lavorazione dei prodotti dell’allevamento.

Interessato da almeno due fasi di frequentazione tra VI e VII secolo d.C., l’edificio rustico presenta una buona tecnica muraria con solide fondazioni costruite con pietre calcaree di medie e grandi dimensioni e legante di malta argillosa di colore giallo, piani pavimentali in terra battuta, parziali sistemazioni in ciottolame (figg. 6-8). Una funzione residenziale è riconoscibile nell’ambiente α a pianta quadrata (m 6,60 x 6,10), con ingresso fronteggiato dal portico pavimentato γ, a pianta rettangolare (m 6,60 x 2,80), aperto sullo spazio cortilizio. L’uso abitativo è chiarito dall’area di focolare sul piano di calpestio del vano quadrato. Più complesso dal punto di vista costruttivo e funzionale è il grande ambiente β di m 13 x 6, con tre pilastri centrali infissi in grandi buche nel terreno che ripartivano lo spazio interno e dovevano reggere un solaio.

La struttura degli alzati e della copertura a doppia falda doveva essere interamente lignea. L’ambiente, con muro perimetrale di fondo su zoccolo di pietrame, era aperto sui lati nord-est e sud. est con una massiccia palificata lignea sul lato meridionale che definiva un prospetto porticato.

La planimetria allungata, la divisione interna con pilastri che definiscono due navate, l’ampia apertura porticata verso il cortile richiamano la tipologia ben attestata delle stalle per ricovero animali con l’ampia apertura porticata funzionale allo spostamento degli animali. La struttura edilizia doveva avere anche la funzione di deposito per attrezzi e carri, con il piano superiore destinato a granaio.

Marisa Corrente