X
+A
-A
R

Forme insediative di Vigna Masci

Tra età imperiale e Basso Medioevo

Le principali tematiche relative alle forme insediative di Vigna Masci consentono di definire l’importanza del popolamento in un’area collinare del territorium di Aecae.

 

La fase di età imperiale

Le principali fasi di organizzazione della bassa collina sono relative alla conduzione in età imperiale di una villa rustica di piccole-medie dimensioni, alla destrutturazione dell’impianto rurale, alle esigenze di seppellimento di un nucleo demico in età altomedievale, alle forme di lavorazione dei prodotti agricoli in età normannosveva. Straordinaria è quindi l’alternanza di forme di continuità e di discontinuità nell’uso degli spazi, che segnano tutti i secoli dall’età imperiale al bassomedioevo, con il rinnovamento funzionale del sito e modifiche negli assetti della proprietà. La villa rustica a pianta rettangolare costituisce, quindi, con il suo carattere residenziale una realtà edilizia ben inserita nel quadro delle attività rurali che segnano il comprensorio di Aecae dall’età augustea (fig. 1).

L’installazione, legata all’utilizzo agricolo di una proprietà fondiaria, è poco leggibile nella sua realtà architettonica e planimetrica per il carattere delle indagini archeologiche parziali e le notevoli trasformazioni e modifiche funzionali degli ambienti nell’età tardoantica, ma le linee generali di ricostruzione delle fasi di vita dell’organismo non si discostano dai modelli evolutivi analizzati nel paesaggio rurale della Puglia settentrionale. Si vedano ad esempio le tecniche costruttive in muri di medio spessore realizzate con pietrame e impianti decorativi dei pavimenti con piani in cocciopesto o in mattoncini a losanghe fittili. Questa media proprietà deve essere entrata in crisi nel corso del III sec. d.C. come rivela il deterioramento delle forme abitative a seguito della riorganizzazione dello sfruttamento delle terre per grandi latifondi.

 

Tardoantico e Altomedioevo

La continuità frequentativa del sito emerge con la distribuzione topografica e la progressione cronologica di due differenti aree sepolcrali che costituiscono la principale evidenza archeologica tra VI e VII secolo d.C. (fig. 2), in una fase storica di grande impatto sulle dinamiche delle popolazioni rurali per gli esiti del conflitto della guerra greco-gotica (535-553) e la successiva annessione delle terre daunie nel ducato beneventano longobardo. L’edificio rurale in gran parte degradato con muri parzialmente rasati dovette costituire il punto di riferimento della comunità altomedievale.

Dal punto di vista delle tipologie sepolcrali riservate a un piccolo nucleo di popolazione locale sembra ben differenziato il settore cimiteriale posto a circa 25 m a nord dalle rovine dalla costruzione di età romana dalle aree di inumazione in semplici fosse terragne con copertura di laterizi che, con differente orientamento, occupano fasce precedentemente libere aggregandosi in gruppi continui e ravvicinati al perimetro della costruzione. La disposizione delle inumazioni per gruppi umani omogenei, con sepolture di adulti di entrambi i sessi e un’importante presenza di sepolture infantili, permette di ipotizzare legami familiari, mentre risulta problematica la caratterizzazione sociale degli individui, per la modestia dei corredi.

Il nucleo nord del cimitero è relativo a un a famiglia di 10 individui con tre individui adulti, un individuo non determinato e infanti delle varie classi di età. Le tipologie costruttive di questo nucleo sorto nel pieno rispetto degli orientamenti strutturali di età romana vedono una maggiore accuratezza negli impianti funerari con tombe a cassa (fig. 3) e piano deposizionale in nuda terra con copertura in grossi blocchi calcarei. Le inumazioni sono singole ad eccezione della tomba 17 multipla con tre infanti. Percentualmente più numeroso il nucleo delle inumazioni in fossa terragna con 10 individui adulti, bilanciati come rapporto maschio-femmina, uno non dedeterminabile e 9 soggetti infantili.

Ad eccezione di pochi e ricorrenti oggetti personali destinati esclusivamente a sepolture femminili, quali gli orecchini singoli di bronzo, di tradizione tardoantica, italica, la connotazione della cultura materiale non esprime peculiari associazioni. Costituisce un’eccezione la sepoltura di giovane donna della tomba 26 (fig. 4) con un’articolata parure e una fibbia di alta rappresentatività del tipo a terminazioni zoomorfe, con iscrizione acclamatoria. Calcolando la presenza di tre generazioni, il sepolcreto sembra essere stato in uso tra l’ultimo quarto del VI e la metà del VII secolo d.C.

 

I nuovi poteri signorili

Il territorio di Troia esprime in età normanna nuove forme di popolamento in parte rappresentate dai nuclei fortificati in posizioni di altura, preludio delle esigenze di organizzazione demica in forme urbane e in parte da attività artigianali e produttive nelle campagne oggetto di controllo da parte di élites religiose e nobiliari. Troia costituì in età normanna dalla conquista nel 1048 di Umfredo, fratello maggiore di Roberto il Guiscardo, il fulcro della strategia difensiva in Capitanata e la politica espansionistica degli Altavilla la vide in primissimo piano nelle vicende militari della seconda metà dell’XI secolo del ducato di Puglia. Di straordinaria rilevanza anche il vescovado di Troia, oggetto di privilegi e concessioni fino all’età sveva.

Le dipendenze nella campagna affidate a homines villani erano quindi soggette al dominio di monasteri e chiese e con pesanti obblighi di lavoro nei feudi delle famiglie nobili. In un contesto socioeconomico caratterizzato da intenso sfruttamento della terra, in prossimità delle aree aperte dello stoccaggio dei cereali si situa il cosiddetto edificio nord di Vigna Masci, struttura con perimetro litico e piano interno con palificata di sostegno, evidenza significativa delle presenze servili di età normanna. Nell’area annessa di cortile furono svolte attività metallurgiche, dato che emerge dall’analisi di piani combusti e scarti di metallo. Il reperto numismatico (1085-1087), un follaro in rame attribuibile a Ruggero I Il Granconte, costituisce un buon riferimento cronologico per l’insediamento.

 

Le fosse frumentarie: conservare sottoterra

In età normanna Vigna Masci è un sito destinato allo stoccaggio, diventando un grande contenitore frumentario come documentano i 35 granai a fossa con invasi di forma circolare. Si riscontra una concentrazione numerica di fosse di limitata capacità, sistematicamente distribuite in allineamenti che tagliano gran parte delle fosse di inumazione altomedievale. Le fosse sono usate come discarica nel corso del XIII secolo e in parte trasformate in calcare.

Le problematiche relative alla conservazione dei grani e alla fabbricazione di silos sotterranei sono ben note nel medioevo peninsulare e in Capitanata dove tra Tre e Quattrocento è attestato un ottimale immagazzinamento delle derrate cerealicole in buche ipogee, riflesso di intense praticole agricole.

La presenza di un sistema così articolato a Vigna Masci presuppone la presenza di tecniche di escavazione delle fosse, tecnologie di conservazione delle riserve agricole e di figure specializzate per le lavorazioni delle derrate e lo smercio delle stesse.

Marisa Corrente