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Lo scavo archeologico condotto presso il sito di Vigna Masci ha permesso l’indagine di un ricco e articolato palinsesto stratigrafico che, anche se scandito da qualche iato cronologico, conduce dall’età imperiale fino all’epoca bassomedievale. In questa breve sintesi si cercherà, attraverso l’analisi dei manufatti in ceramica e vetro, di determinare quelli che sembrano essere stati i caratteri principali dalla cultura materiale che contraddistinse questo piccolo nucleo demico. Analizzando i reperti pertinenti alla prima fase di occupazione antropica dell’area, tralasciando qualche residuale frammento di ceramica a vernice nera, databile tra la fine dell’Età repubblicana e l’inizio di quella imperiale, questi sembrano riferirsi a una frequentazione proprio di prima Età imperiale.

Tra i maggiori indicatori ceramici che riconducono a questa periodizzazione ci sono certamente i frammenti di Terre Sigillate Italiche, pertinenti a diverse tipologie morfologiche, tra cui anche le piccole coppe su piede ad anello che afferiscono al tipo Retteling 12 tipo B (cat. n. 1) o lucerne a volute riconducibili al tipo BIII 2 (cat. n. 2). Risalenti a questo periodo sono, su base stratigrafica e per impasto, alcuni utensili legati alla pratica della filatura, costituiti principalmente da pesi da telaio (cat. nn. 3-4) e alcuni elementi costruttivi, tra cui un numero consistente di tasselli pavimentali fittili di forma romboidale databili, in base a confronti tipologici, in un arco cronologico compreso tra il I sec. a.C. ed il I sec. d.C. (cat. n. 5).

Quantitativamente più numerose risultano le testimonianze relative all’età tardoantica, riconducibili soprattutto a manufatti atti a sopperire differenti necessità della vita quotidiana. Numerosi sono i contenitori in ceramica comune per la dispensa e la mensa o uso domestico (cat. n. 6-8), come contenitori e brocce, in molti casi anche arricchiti da dipinture di colore rosso che ricoprivano le superfici esterne delle pareti. Diversi sono i contenitori in terracotta per la preparazione degli alimenti (cat. n. 9), soprattutto olle e pentole di medie e grandi dimensioni, e di lucerne, tra cui si annovera un esemplare con decoro a perline riconducibile al tipo VIII C2 (cat. n. 10). Il corredo in ceramica si arricchiva, inoltre, di stoviglie importate da centri d’oltre mare e funzionali soprattutto alla mensa.

Un’attestazione in tal senso è fornita dai frammenti di terra sigillata africana che, anche se molto frammentari, ci testimoniano come il sito di Vigna Masci, sebbene localizzato nell’entroterra, non fosse del tutto estraneo ai flussi commerciali che riguardavano queste produzioni. Infine, sempre in relazione a questa fascia cronologica, su base stratigrafica, sono alcuni attrezzi fittili riconducibili ancora una volta ad attività tessili (cat. nn. 11- 12) o manufatti vitrei in uso per le quotidiane pratiche di toilettatura e di cura del corpo (cat. n. 13). Tralasciando i reperti di epoca altomedievale, posti a corredo delle sepolture, un cospicuo lotto di contenitori in ceramica ci giunge dagli strati superficiali e dai riempimenti di alcune fosse, databili principalmente al corso del XIII secolo.

I recipienti in ceramica realizzati con argilla depurata e di colore chiaro erano pertinenti nella maggior parte dei casi a contenitori, di differenti misure, idonei alla conservazione/trasporto di derrate alimentari. Diffusi erano a tal proposito recipienti, con altezze stimate tra 30 e 40 cm circa, con una doppia impugnatura costituita da anse a nastro e larghi fondi piatti, i quali potevano essere adornati da decori a linee sottili dipinte in rosso (cat. n. 14). Meno attestate sembrano, invece, le stoviglie per la dispensa di più piccole dimensioni, come ad esempio le piccole anforette biansate con corpo globulare (cat. n. 15), tipica morfologia che si diffonde tra il XIII e gli inizi del XIV secolo in gran parte del Mezzogiorno d’Italia.

Rappresentativo del corredo da mensa è, invece, una piccola brocca decorata con un ornato a linee sottili dipinte in rosso, monoansata e con orlo trilobato per facilitare il versamento dei liquidi contenuti (cat. n. 16). L’uso potorio non sembra essere proteso alla realizzazione di stoviglie in cotto, attestate in altri centri della Capitanata , ma privilegia materiali quali il vetro, come ad esempio ci testimonia un fondo di bicchiere con concavità conica ed apice appuntito (cat. n. 26). Numerosi sono i frammenti di ceramica da cucina, riconducibili alla forma del pentolino (cat. nn. 17-18), dell’olla (cat. nn. 19-21) o anche del catino coperchio, così come presenti sono i resti di coperchi con presa troncoconica.

I manufatti legati all’illuminazione riconducono solamente a una tipologia di lucerna di ascendenza mussulmana, ovvero a lucerne con becco a mandorla e serbatoio a profilo carenato, tutte realizzate con impasti depurati (cat. nn. 22-24). La scarsa incidenza di ceramiche fini da mensa, categoria rappresentata da un frammento di ciotola riconducibile alla locale classe delle protomaioliche (cat. n. 25), unitamente alla prevalenza quasi assoluta di stoviglie con valenza funzionale, sembrano dunque definire uno stanziamento di tipo rurale con una forte connotazione agricolo/pastorale.

Vincenzo Valenzano